IL SITO INDIPENDENTE SUL FESTIVAL DI SANREMO DAL 1998
Se le stime d’ascolto deludono non vuol dire che un Festival sia brutto

Alla fine di un incontro di calcio ci si chiede due cose sole. Chi ha vinto e chi ha perso. Chi ha vinto e chi ha perso, e se è stata una bella, mediocre o brutta partita. Nessuno giudica un incontro di calcio o una qualsiasi trasmissione sportiva dal numero degli spettatori stimati da un fornitore concordato con la concorrenza.
Eppure dopo il Festival di Sanremo, appena escono i dati sulle stime di ascolto, la gran parte dei commentatori accredita come giusto discrimine tra il bello e il brutto l'isteria dei dipendenti e dei funzionari della televisione di stato. Sulla quantità dell'ascolto stimato e sulla quota dei telespettatori che hanno scelto l'offerta della Rai sul totale delle Tv accese si gioca buona parte del fatturato del prossimo anno. E fatturato vuole dire bilancio, stipendi, assunzioni. Vite che cambiano.
Che all'interno dell'azienda ci sia questa preoccupazione, pare ovvio e naturale. Pare meno ovvio e per nulla naturale quando il fruttivendolo mi commenta le stime d'ascolto certificate anzichè la qualità dei brani. Passi quando si commenta l'esibizione, la coreografia, i vestiti. Passi quando si commentano gli ospiti scambiandoli per cantanti in gara. Passi quando nn ci si ricorda che ha vinto.
Ma che la signora che sta ordinando melanzane e cicoria confermi che Sanremo non è andato tanto bene perchè la serie Dr. House, proposta da un canale del più importante consorzio commerciale ha mantenuto la quota del 15% sul totale degli ascolti stimati, è segno che qui in Italia stiamo considerando normale e abbiamo metabolizzato cose che normali non sono.
Se ne può fare una questione di opportunità, di politica, di segnale simbolico da dare al pubblico, ma allora sarebbe il caso di non avere l'ossessione delle stime d'ascolto e delle rilevazioni della società Auditel. C'è un detto aziendale inglese che dice If you pay peanuts you'll get monkeys, ed è abbastanza eloquente.
Anche perchè la televisione pubblica dovrebbe avere altri obiettivi (mission) oltre alla pura e semplice massimizzazione del profitto. Un'emittente commerciale non ha obiettivi di contenuto, se non funzionali a alzare gli incassi.
Quindi la Rai boicotta la partecipazione Italiana al Gran Premio Eurovisione della canzone per motivi di scarso ascolto, ha negli anni scorsi assunto al Festival attori hollywoodiani dall'inutile peso scenico per tentare di creare il caso e alzare gli ascolti, ha relegato in secondo piano la competizione canora tagliando ossessivamente il numero delle canzoni finaliste sulla base dell'assunto rilevato dal già direttore di rete Cappon nel 2001 secondo cui durante le canzoni la 'gente' cambia canale.
Al festival di Sanremo, da un po' di anni, la regola pare essere il contrario: si prende in prestito la valletta (e anche il valletto Chiambretti, a dire il vero, ma lo si manda in onda dall'una alle tre) dalle reti concorrenti e si legittima continuamente la programmazione del più grande consorzio commerciale citandone trasmissioni e proytagonisti. Si racconta che Mariangela è nota al pubblico come cantante di una sigletta di Striscia ballata dalle "veline", si racconta che i Pquadro hanno preso parte al concorso-varietà Amici, addirittura si mette in gara un brano che ha lo stesso titolo di una trasmissione condotta da Paolo Bonolis sulle reti di Cologno Monzese (Il senso della vita) e che ne diventerà la sigla. Lo stesso Bonolis aveva utilizzato gli schermi del Festival 2005 per promuovere proprio il suo nuovo formato con filmati suggestivi che rappresentarono una interessante novità. Poi mise tutto in valigia e portò tutto di là.
E allora ben venga Pippo Baudo che -con i suoi mille difetti e limiti, spesso anagrafici- ha organizzato una gara di canzoni che è anche uno spettacolo televisivo, e non uno spettacolo televisivo che incidentalmente è una gara di canzoni. Il direttore di Raiuno Del Noce ci assicura che è l'ultima volta che presenta il Festival. Noi non ci siamo mai strappati le vesti per lui, ma è di pessimo gusto questa non conferma dopo una sola sera.
Quanto alle stime d'ascolto del consorzio Auditel, la prima serata di Sanremo 2000, con lo spettacolo stringato quanto più possibile, Fabio Fazio che presentava con Pavarotti e la sobria Inés Sastre, e con in gara i Subsonica, Carmen COnsoli, Max Gazzè, Samuele Bersani, Gianni Morandi e la piccola orchestra Avion Travel che vinse il festival è accreditata di essere stata vista da 17.500.000 spettatori.
C'erano Bono e Jovanotti che lanciavano la campagna Cancella il debito, c'erano Goran Bregovic e Noa tra gli ospiti. Alta qualità e nessun attore di Hollywood.
A dimostrazione che più il Festival di Sanremo ci raffigura i tempi, più le canzoni piacciono, più il pubblico lo guarda. A fingere di essere nei placidi anni Ottanta o nei sempiterno Novanta, qualcuno se ne accorge, cambia canale o spegne addirittura la televisione.
Il sistema elettorale sbilanciato a favore del televoto ha rischiato di fare vincere il Festival al cantante pugliese
Le classifiche parziali mostrano che il televoto pesa ben oltre il 30%
Ci confermiamo il paese che ha imparato a comportarsi al Processo del lunedì
Qualità e scortesia: l'Italia del 2007 è un paese di permalosi
Il brano di Cristicchi e quello di Fabrizio Moro sono debitori di qualcosa alla lezione di Francesco Di Gesù, primo e principale punto d'incontro tra stile hiphop e canzone d'autore
La lezione di Frankie Hi NRG, vincitore morale del Festival 2007
Tv e memoria sono un ossimoro, ma il popolare magazine televisivo ha costruito la propria autorevolezza proprio sulla precisione dei racconti.
La popolare rivista colleziona refusi e amnesie
Il brano dei Grandi Animali Marini circolerebbe su Internet. E pure quello di Johnny Dorelli. Ma il regolamento è chiaro: dopo 24 ore dalla prima prova generale, scatta la sanatoria
Nel mondo di internet e del P2P un brano inedito è come una sposa vergine.
Un partecipante su tre proviene da Roma. L'Italia delle cento città è sempre più centrocentrica
Trentaquattro partecipanti, dieci romani. L’impronta della capitale sul Festival di Sanremo
30% televoto, 20% giuria di esperti e 50% all'amata giuria demoscopica, e al suo prevedibile campione, al solo scopo di impedire sorprese.
Complesso, lacunoso, misterioso. Classifiche segrete, colpi al cerchio e alla botte
L'Italia si guarda l'ombelico, l'Europa corre veloce. E la Tv di stato perde l'ennesima occasione.
Forse sì, forse no, forse nel 2008: al Sanremo d'Europa l'Italia resta fuori
Lo specchio di un'Italia che non riesce a rinnovarsi. Con qualche foglia di fico per fare contenti i soliti criticoni. Qualcosa migliora, purtroppo troppo poco.
E poi dicono che Sanremo non ci racconta più il paese di oggi
Michelle Hunziker come Lorella Cuccarini, prestata dalla concorrenza. Ma non è la prima volta.
C’è solo la bionda al Festival 2007. Un curioso deja vu.
Un regolamento confuso, un cast attempato, uno spettacolo elefantiaco
Non tutto ci piace nel dodicesimo Festival di Mister Pippo
Abolite le categorie, nuovo prestigio alla gara dei giovani, il Festival di Baudo torna familiare
Lo stile Baudo, e il ritorno del Festival che conosciamo
Patrizio Baù ha 35 anni, è costretto a fare il giovane e a prendere le tirate d'orecchio della curia rivierasca
La montagna dell'attesa partorisce il topolino
Cosa scrivono i giornali lunedì 27
La curiosità non aiuta Pippo. Erano previste stime d'ascolto col botto. Ma nel 2000 il Sanremo di Fazio fece quasi 5 milioni in più.
I dati d’ascolto della prima serata
I primi tre giovani vanno a casa: aprono i superfavoriti Maffucci e De Gasperi
La scaletta della prima serata
Il Festival visto a Pescara dura lo spazio dell'esibizione di Mazzocchetti. Il resto passa in secondo piano
Ritorna il gruppo d'ascolto medio Adriatico
Era già tutto previsto: Baudo chiamato alla sfida di sera 2
I dati d'ascolto della seconda serata
Altri tre giovani salutano
La seconda serata del Festival vista nel Medio Adriatico
Chi condanna, chi difende il compenso (lordo?) della Hunziker.
Cosa scrivono i giornali giovedì 1
Pubblico e commentatori neutrali legittimano invece l'isterica attenzione dei funzionari televisivi al mero dato quantitativo
Se le stime d’ascolto deludono non vuol dire che un Festival sia brutto
Parte con la serata degli abbinamenti il televoto, il cui peso si è ridotto. Era l'unica giuria nel 2004, oggi conta solo il 30%
Il regolamento e i numeri del televoto
La serata degli abbinamenti si sposta al giovedì. E' la notte più dura per gli ascolti Tv.
I dati d’ascolto della terza serata
Supporti prestigiosi e variazioni sul tema
La scaletta della terza serata
Ieri sul Medio Adriatico serata di riposo, lontane le tensioni, lontane le attese di una vigilia che si preannuncia oltremodo lunga.
La lunga vigilia di Pescara e le prodezze argomentative del giurato Sergio Assisi
Torna Bonolis? Resta Baudo? E intanto le canzoni tornano a parlarci dell'Italia
Cosa scrivono i giornali venerdì 2
Grandi nomi per dare ossigeno alla finale dei giovani.
I dati d’ascolto della quarta serata
Dopo l'abolizione decretata da Tony Renis e la perdita d'interesse negli anni di Mazzi, la categoria Giovani torna a avere una serata dedicata, come già fino al 2003
La scaletta della quarta serata
Il commiato festoso e amaro del gruppo d'ascolto Medio Adriatico
Chi consegnerà le chiavi della città a Piero Mazzocchetti?
Tutti dicevano Zero Assoluto, ma non è la prima volta
Un'altra clamorosa sconfitta per chi era in testa a tutti i pronostici della vigilia
Il sistema elettorale sbilanciato a favore del televoto ha rischiato di fare vincere il Festival al cantante pugliese
Le classifiche parziali mostrano che il televoto pesa ben oltre il 30%
Ci confermiamo il paese che ha imparato a comportarsi al Processo del lunedì
Qualità e scortesia: l'Italia del 2007 è un paese di permalosi
Il brano di Cristicchi e quello di Fabrizio Moro sono debitori di qualcosa alla lezione di Francesco Di Gesù, primo e principale punto d'incontro tra stile hiphop e canzone d'autore
La lezione di Frankie Hi NRG, vincitore morale del Festival 2007
Quando i numeri ci dicono che lo spettatore medio di Sanremo ha più di 50 anni e vive in Puglia nessuno si sorprenda se Al Bano è secondo e Mazzocchetti è terzo
L'Italia profonda premia sempre Al Bano
La lunga vigilia del gruppo d'ascolto Medio Adriatico
Piero Mazzocchetti in attesa del biglietto d'ingresso per la Storia
Dopo la cura dimagrante di Mazzi il sabato sera torna un'orgia di canzoni.
I dati d'ascolto della serata finale
Venti canzoni per un sabato sera all'insegna dell'adrenalina .
Riuscì a passare inosservato nel 2000. Sette anni dopo, è ancora tra i giovani e parla di mafia a tempo di rap.
Si chiamavano come una ditta di borse. Han tolto la «i» ma l'effetto è inquietante ugualmente.
In questi tempi di Italo-argentini almeno buttiamola sul tango
La Celine Dion dei Balcani cerca di emanciparsi dal modello base.
Renato Zero è il suo padrino, Stefania Rotolo era la mamma della più vecchia tra i giovani. Figlia e figlioccia, ha una marcia in più
Un dialogo con genitore anche tra i giovani. Ma il signor Baroni non è uno dei Pooh.
Come Dolcenera, prendono nome da una canzone del popolare cantautore
Il titolo ci fa balzare alla mente l'amato e odiato protagonista di tante pagine della storia recente. E invece è solo un sogno, o un incubo.
Carina, semisvestita, eliminata al primo turno. Si rifarà
Una nuova generazione si affaccia alla ribalta capitolina
Ha 35 anni e insegna alle medie, e a Sanremo gli tocca stare tra i pischelli e prendere i rimbrotti del vescovo
Osa, cita, farà un'ottima figura, e potrebbe lasciare al palo padri e figli altrui. E hai visto mai che dopo la colomba e il piccione, a Sanremo non voli il cuculo.
A pensarci è surreale: Al Bano canta una preghiera scritta da Renato Zero, e si rivolge a Dio per vincere.
Terza scelta per i maligni, sconosciuto per tutti gli altri. Tenore pop di buon esito in Germania Come Fabio Grosso.
Latitanza e figliolanza ne hanno segnato l'assenza. Basta con il premio della critica, è tempo di sorridere.
Per averlo Baudo ha insistito, e lui quasi si scusa. E un cinquantenne Pino Mango torna al Festival a ricantare la stessa canzone.
L'uomo che avrà sempre meno di trent'anni, costretto in eterno a passare per giovane.
Dalle assi del teatro a quelle dell'Ariston, per il nuovo corso ispirato alla tradizione popolare e alla scomparsa Gabriella Ferri
O hai sessant'anni o sei figlio di qualcuno. Loro sono entrambe le cose. Il figlio di Pooh è favoritissimo
Amatissimi, raccomandatissimi, favoritissimi, vincitori morali del 2006, De Gasperi e Maffucci hanno mezzo Festival in tasca.
Drammatica, sofisticata, contemplativa, materna e sempre più paffutella
In assenza di Nicky Niccolai, la sua nicchia ecologica va riempita in qualche modo
I popolari cantanti catanesi non si fanno scappare l'occasione di lanciare una canzone inedita.
Nessuno se li aspetta, ma possono fare bene. Centonovantanove anni, diviso quattro.
Inedito di Rino Gaetano, 26 anni dopo. Dicono i maligni che se era rimasta in un cassetto un motivo c’era.
Nel 1969 una sedicenne livornese con un vocione venne subito chiamata "Il Pulcino"
49 anni dopo il debutto, è il più anziano cantante in concorso. Ha per autori due monumenti
E se i ventenni degli anni settanta si ritrovassero senza lavoro veramente?
In sette anni ha fatto poco. Ma se ti chiami così, sei sempre la benvenuta.
Nel mondo parallelo di Sanremo, Giorgio Faletti diventa a tutti gli effetti Bertold Brecht
Sono l'unico gruppo giovane tra i Campioni, anche se gli anni sono trenta e passa. Nel mondo parallelo del Festival c'è bisogno di una foglia di fico.
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