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Amedeo Minghi
Mariella Nava
14° classificato
Sezione Campioni
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Futuro come te
(Minghi-Nava)
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Veterani, duettanti, le carte in regola le hanno, ma se vincono...
Come tornare indietro di dieci anni
C'era una volta un suonatore di pianoforte con il frac e i capelli grigi. Cantò a Sanremo una canzone stupefacente, specie contando che in gara con lui c'erano Riccardo Azzurri con Amare Te e Barbara Boncompagni con Notte e Giorno: risultato passa la Boncompagni, resta fuori Minghi, con una canzone che si chiamava 1950 e parlava di Roma e del dopoguerra. Un capolavoro, che magari adesso abbiamo sentito miriadi di volte e ci scivola come l'acqua fresca, ma se considerate Sanremo 83, vinto da Tiziana Rivale faccio presente, riuscite a capire quanto promettesse il trentaseienne Minghi dai capelli grigi.
Lo si rivede a Sanremo a quarantatre anni, nel 1990, in coppia con Mietta e con un'acconciatura da Klingon, un codino pre-fiorellita biondo platino e uno spolverino vestaglia dannunzian-metallizzato. Surreale è anche la canzone, ma incidono per la Fonit Cetra che è la casa della RAI, un posticino sul podio perchè negarglielo.
E poi la canzone è un tormenton dè tormentoni, Mietta con la retìna da bravo manzoniano in testa, vattene amore mio barbaro invasore, ma sporattutto il trottolino amoroso, il gattino arruffato e du du du da da da.
Poi comincia a farsi chiamare Maestro, si affligge con manie di grandezza e cade nel tunnel dell'autoriproposizione.
Mariella Nava è quella che si veste di nero. Debutta a Sanremo addirittura nel 1987, e al pari di big del passato come Fiordaliso e Flavia Fortunato non riesce a uscire dall'ecosistema artificiale del festival. Per il pubblico di Sanremo infatti Mariella Nava è una cantautrice impegnata, il cui mondo dipinto con tinte fosche e malinconiche riesce a restituirci pennellate di crudezza e neorealismo, anche con l'ausilio di orchestrazioni corali in minore che fanno da logico contrappunto all'espressionismo interpretativo dell'autrice.
Per il pubblico meno avvezzo a Sanremo, è una che fa cascare le palle.
Pare che comunque nella vita privata si trasformi, indossi scaldamuscoli fucsia e racconti barzellette divertentissime.
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Futuro come te
(A.Minghi - M.Nava)
Batte il cuore della terra, fa rumore.
E' vestito a nuova alba questo sole.
Ho giorni come te, ho sguardi come te, speranze come te, amore quanto te, ho forza come te, paura come te, ho segni come te, parole come te, che la vita vera si avvicini fermi attenti al tabellone degli arrivi.
Ho notti come te, ho freddo come te, carezze come te, ho baci come te, coraggio quanto te, respiri come te come te, silenzio come te, passioni come te, canzoni come te.
Mentre accendiamo le antenne a mille immagini del mondo noi che sappiamo viaggiare in poco meno di un secondo tra solitudini da incontrare scritte nelle linee delle mani, siamo storie dentro storie tutte da capire, siamo voci dentro voci tutte da ascoltare.
Non avremo più segreti e più confini, mai più visi contro visi nè divisi.
Ho giorni come te, ho notti come te, paura come te, ho fede quanto te, ho mete come te, ho cieli come te,canzoni come te, say you love me, say you love me, please save me.
Noi così nudi e dispersi in questo disordine che è il mondo, mille frequenze e una voce, un grido che ci sta chiamando e se ti giri a guardare sopra a un muro è scritto "dimmi che mi ami".
Siamo Vite dentro Vite, tutte da salvare, siamo voci dentro voci tutte da ascoltare, siamo storie dentro storie tutte da capire.
Ho giorni come te, ho sguardi come te, ho sogni come te, speranze come te, amore quanto te, ho forza come te, ho brividi come te, ho sangue come te, ricordi come te... futuro come te.
Ed. L'Immenso/CalyCanthus - Roma
Testo Pubblicato su Sorrisi e Canzoni TV
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Canzone celebrativa di una relazione adulta e nascente, che nasce dopo lunghi tempi passati ad aspettare fermi attenti al tabellone degli arrivi. Poi finalmente la rivelazione, A Amedeo appare Mariella, a Mariella Amedeo. Scatta la scintilla, per lenire il dolore delle reciproche solitudini.
Per convincersene, passano tutta la canzone ad elencare le cose che hanno in comune rimanendo alquanto nel vago.
Entrambi hanno speranze, sogni, fede, canzoni o mete. Non perdono troppo tempo a confrontarsi, gli anni passano e la solitudine incombe. Poi i sogni e le speranze di lei sono quelli di un uomo che la porti a sentire le stagioni di prosa, quelli di lui qualcuno che gli stiri i calzini e che gli stiri i capelli.
Ma non se lo raccontano in una canzone, si mollerebbero subito. Meglio ammantare il tutto di poesia, nel romanticismo del passare davanti a un muro dove è scritto "Dimmi che mi ami", e facendo finta che l'abbiano scritto due ragazzini. In realtà dimmi che mi ami l'ha scritto Minghi, i ragazzini farebbero le tags con lo spray e Minghi non riuscirebbe a decodificare e penserebbe che fosse cinese.
In un mondo di mille frequenze è valsa la pena stare con le antenne alzate, e Minghi e Mietta si regalano un futuro come Fantozzi regalerebbe alla signorina Silvani. Come Gozzano e la signorina Felicita, immaginiamo Minghi che entra in salotto dalla Nava e beve il tè seduto in punta di divano, e lei lo chiama Maestro e lui la chiama signorina Mariella.
Oppure incontrarsi a un bistrot in un film francese, o scoprire che la vita ti regala inaspettata nuove chances come Pam Grier e Robert Forster in Jacky Brown. Alla regia, piuttosto che Tarantino, Lelouch o James Ivory.
Efficacissimo come cura all'ipertensione.
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