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Dopo la prima serata
Emozioni forti, visive, istantanee. In una parola.
Impressionare.
GRUPPO D'ASCOLTO MEDIO ADRIATICO
Se è vero che il festival è lo specchio della nostra società, il festival di quest'anno non poteva che essere così.
Chi ha scelto le canzoni doveva avere le idee molto chiare: a me le canzoni piacciono in questo modo, intro-strofa-ritornello-bridgechenoncentranulla e avanti così, ed infatti i pezzi sono tutti uguali.
Sia chiaro, ad ognuno il suo spazio, e così Gigi D'Alessio sarà sempre Gigi D'Alessio, Paola e Chiara dimenticano i loro ultimi anni per tornare a cantare amici come prima, consapevoli che è il 2005, a Francesco Renga concedono quell'intro con la chitarra distorta che ha lo stesso sapore della pizza con le banane.
La musica dovrebbe emozionare, canzonette comprese, se è di un festival di canzonette che stiamo parlando; qui invece la parola d'ordine è impressionare. Non conta quello che ho da dire - sempre che abbia qualcosa da dire - conta solo come lo dico. Convincere è la parola d'ordine, possibilmente nel modo più semplice possibile. E' la stessa differenza che passa tra ragionare ed imporre: ti spavento e ti faccio accettare anche quello che mai avresti accettato. E allora invece del festival della canzone italiana forse stiamo assistendo al concorso per ginnasti dell'esecuzione vocale: ci sparano in faccia tutte le loro ottave, con tutta la forza che hanno, con tutti i virtuosismi di cui sono capaci. Prendiamo i Matia Bazar: quest'anno per fare colpo serviva più volume, ed allora spazio alla cantante che è una via di mezzo tra Mina ed una soul singer, chiaramente con la consegna di cantare accuratamente sopra le righe, anche quando non serve. Nelle canzoni i momenti di vuoto sono belli tanto quanto quelli in cui la musica è "piena", hanno la stessa, identica, dignità. Ma le giurie votano come se fossero ad Amici, ed allora tutti a bocca aperta davanti alle doti vocali del cantante di turno, salvo poi accorgersi che non ricordiamo nulla, e della canzone, e del testo - anche perchè spesso diventa incomprensibile. Mi immagino le giurie demoscopiche: tutti basiti di fronte alla voce di Annalisa Minetti, manco fosse Juri Chechi alle olimpiadi, e giù a votare, senza risparmiarsi che Toto è sempre Toto e poi quella lì "l'è proprio brava"! Già, le giurie demoscopiche... Poi arriverà il televoto, e che succederà? Quando fu il turno del Totip, le case discografiche giocarono valanghe di schedine, che fecero respirare l'Unire per un pò di tempo. Funzionasse così anche oggi, sarebbe lecito chiederso: questo giro quante prepagate sono state acquistate? C'è un gestore preferito, che ha praticato sconti particolari su pacchetti di sms, o non ci ha pensato nessuno? Poi c'è lo spettacolo televisivo. Anche lì niente di nuovo. O meglio niente di nuovo per quella che è la televisione. Per il festival una sorta di rivoluzione. Il pubblico al centro. A dire la verità sembrava Macao di Boncompagni, con le balconate di gente appesa dietro al palco.
E l'orchestra buttata di sotto, quasi nascosta. Nascosta come era nascosta la base del playback, quando ancora esisteva. Ed il palco, tutto buio. Mettiamo il pubblico lì sopra, e poi ci vergogniamo di farlo vedere? Che senso ha? Diamogli spazio ma non troppo? Inspiegabile, veramente. Come inspiegabili erano anche le riprese. Sembrava di assistere ad una partita di calcio dell'era Sky, con le telecamere che ci fanno vedere i lacci delle scarpe di Totti o Capello che parla con la mano davanti alla bocca e lo zoom che non riescere a farci cogliere nulla, ammazzando la nostra voglia di voyeurismo. Poi semmai dall'altra parte del campo c'è uno che sta dribblando tutta la difesa, ma questi sono particolari. Altrimenti non si spiegherebbero le inquadrature strette, ma talmente strette che neanche la pubblicità di uno di quei saponi contro i brufoli sono mai arrivate a tanto. Diciamo tutto a livello. Basso, purtroppo.
Un'ultima cosa: Nicola Arigliano alla fine del pezzo aveva un ghigno fantastico. Sembrava pensare: "così si fa". Ed aveva ragione. Un signore di 80 anni è stata la cosa più interessante. E soprattutto quella meno fuori posto di tutte.
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SABATO 5 MARZO
VENERDI'4 MARZO
GIOVEDI'3 MARZO
MERCOLEDI'2 MARZO
MARTEDI'1 MARZO
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dicendo anche delle parolacce, tanto questo elenco del c***zo non lo
leggerà un c***zo di nessuno, cacca, piscio, pus e formaggella. I
Masai! Là fuori ci sono i Masai incazzati e qui dentro tutti urlano.
Ah, sito a carattere non periodico. Tiè.
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