PERCHE'SANREMO E'SANREMO
Abacomanzia. Ed esegesi Patafisica dell'Ariston.
Bonolis il paraclito può salvarci dal tramonto della morte di dio
DI EDOARDO CAMURRI
I fatti che rendono necessaria una comprensione patafisica del prossimo Festival di Sanremo si fondano su due considerazioni tra loro concatenate: la prima perché Sanremo è Sanremo; la seconda per la congiuntura storico-destinale in cui il Festival quest’anno si pone. Il presente articolo sarà quindi diviso in due parti corrispondenti alla precedente suddivisione: 1. Architettonica del Festival e sue conseguenze per la dinamica dello spirito; 2. Bonolis il paraclito: Il tramonto della morte di Dio, sua risurrezione e superamento.
Necessità di un’abacomanzia.
1. Si prenda il teatro Ariston (il cui anagramma rivelativo è, non a caso,San Rito) e si noti la sua localizzazione ermetica. Dinanzi a sé il mare, l’acqua, simbolo di dimenticanza,di rinascita e di battesimo.
In alto il sole splendente (Oh sole mioooo), il fuoco, la fiamma annichilente e purificatrice.
Alle sue spalle le colline, la terra, le radici, il fondamento della verità; ovunque e in nessun luogo l’aria che tutto circonda e sintetizza.
Sul suo palco si cantano tradizionalmente la Vita e la Morte, i due archetipi fondamentali che scandiscono l’agire umano. La platea è simbolicamente la piazza della polis: sulle sue poltrone si siedono tutti, borghesi e politici, industriali e militari, disoccupati e aspiranti suicidi. A delimitare lo spazio sacro del rito si stabiliscono le rigide regole della rappresentazione incarnate dalle tre grazie, il tridente Bonolis-Clerici-Chiabotto.
I fiori sono abbondanti come capita soltanto nei funerali e nei matrimoni e, anche in questo caso, riflettono e rafforzano Eros e Thanatos. La giuria demoscopica è invece il giudizio divino: astratta, forse inesistente, temuta, elogiata, inappellabile, onnipotente,sempre contestata (come Dio nella storia). Si dice Sanremo ma in realtà si evoca il microcosmo.
Come nel teatro pansofico di Giulio Camillo (1484-1544). La stessa classificazione dei cantanti ricorda quella, inesauribilmente complessa, delle divinità indù: i classic (Brahma), i giovani (Garuda),i gruppi (gli Aditya), gli uomini (Indra), le donne (Indrani).Sanremo impone l’utilizzo della teologia, quando, non appunto,della patafisica. Il resto gli è inadeguato.
C’è l’adorazione dei cantanti (chiamati erroneamente artisti perché loro, si è visto,sono dèi), la processione dei fan (i devoti),la passerella, le brevi apparizioni (le interviste),le profezie sul risultato finale, la lotta sempreverde dei nichilisti (Striscia la notizia) che cercano, invano, di smascherare lo spettacolo invocando l’illuminazione liberatoria del popolo contro l’illusione festivaliera,il tentativo (cfr. James G. Frazer, Il ramo d’oro. Studio sulla magia e la religione)di sacrificare il Re (Bonolis) dopo averlo celebrato (si dice che condurre San Remo è il massimo, e quindi anche la fine,di una carriera), eccetera. Sanremo va seguito con turiboli e candele accese e, essendo sacro, guai a criticarlo. Non si può avere un’opinione su Sanremo perché Sanremo non si pensa ma è Sanremo a pensarti. Fateci caso, nei giorni del Festival,anche a voler fare altro, si fa solo quello:si è parlati da Sanremo. Dinanzi a Sanremo l’unico atteggiamento possibile è quello taoista: ci si abbandona al suo flusso continuo. Si può tentare con lo stoicismo,ma a spazi ristrettissimi. Ciò che non dipende da Sanremo, durante Sanremo, è pochissimo. Dio assomiglia a Sanremo.
Anzi, Sanremo è forse Dio stesso.
2. Bonolis il paraclito: Il tramonto dellamorte di Dio, sua risurrezione e superamento.Necessità di un’abacomanzia. Il Festival di Sanremo è la vera manifestazione dello Zeitgeist, è il luogo in cui lo spirito del nostro tempo si squaderna in tutta la sua infinita pienezza. In questo senso l’edizione di quest’anno potrebbe essere decisiva:in tutto il mondo si sta assistendo al ritorno, antimoderno e tradizionale, della religione. I teo-con, Bush e gli stessi terroristi islamici ne sono un esempio (a loro modo affermano, dopo la morte nietzschiana di Dio, la sua risurrezione). Se lo Zeitgeist ha un senso quest’anno Sanremo (che nella "Architettonica del Festival e sue conseguenze per la dinamica dello spirito” abbiamo dimostrato appartenere al dominio del divino) sarà quindi un successo.
Ma non solo. Perché è proprio da Sanremo (che non può essere solo un riflesso dei tempi, ma un loro decidersi e darsi)che ci potremmo aspettare indicazioni sul futuro. Lo spirito del tempo è infatti sempre un po’ più avanti di se stesso e già annuncia il suo superamento dialettico. In questa direzione, per i giorni a venire, il nostro compito sarà quindi quello degli alchimisti abacomanti: sentire e distillare ogni parola del grande sacerdote Bonolis,ascoltare i versi misteriosi delle divinità,sondare ogni accostamento cromatico dei gran abiti da cerimonia, comporre anagrammi e acrostici, percepire le proprietà organolettiche dei fiori abbondanti, fare il bagno nei cinque elementi e dedicarci pienamente a una grande disciplina dimenticata: la patafisica ovvero la scienza che si aggiunge alla metafisica, che si estende al di là della metafisica quanto questa al di là della fisica, la conoscenza del particolare e delle eccezioni. L’esplicitazione autentica del prossimo Festival di Sanremo.
Il Riformista 26 Febbraio 2005 - www.ilriformista.it
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