Un festival segno dei tempi
E così, finisce che il Festival di Sanremo torna a farci la foto all'Italia.
Sanremistica contemporanea.
Dall'Angelo di Renga agli echi di infinito di Antonella Ruggiero e persino nei miracoli di Laura Bono e finanche nel mistero del Jazz Quartet, questo festival reca sottopelle i segni del tempo. Confrontatele con la navigazione a vista degli Avion Travel del 2000 o con i tramonti a nord est di Elisa. Con il carico di futuro delle canzoni del festival di 20 anni fa. Mettetelo a cofronto con le Camporelle del Festival 1976Ma è anche un festival che ospita Erri De Luca e Tiziano Terzani, che si prende la libertà di un minuto di silenzio conto l'assurdità di tutte le guerre, che concentra la preoccupazione per gli avvenimenti esterni e che si confonde SOLO su Cutugno Cotugno. Standing ovation per il presentatore.
Ci sono ancora dei Festival di Sanremo attraverso cui, gara delle canzoni a parte, ci arrivano informazioni sul tempo passato. Questo è uno di questi. Gli si abbatte sopra un pezzo di storia. Doveva andare in modo diverso. Ma entra nella memoria storica di un paese, piaccia o no. E ci rende testimoni del tempo. Ce lo saremmo ricordati comunque, il Festival di Bonolis, il paraclito, come l'ha chiamato Edoardo Camurri. Anche solo per i duetti del venerdì.
La storia di Sanremo è fatta così, di piccoli cambiamenti, brevi istituzionalizzazioni e, ogni tanto, grandi scossoni. Per quello che si vede fino all'inizio del Festival, appaiono confermati tanti modelli del gattobaudismo. Poi, appare chiaro che tanto è cambiato davvero. Alcune novità funzionano, altre no. Si cambia in corsa. Paolo Carta dopo il dito alzato all'inno nazionale è dovuto scappare all'estero.
Alla fine funziona il pubblico sul palco, funziona il mix Festival dopofestival, anche se non siamo in URSS, si può parlare male delle canzoni, liberiamoci da questo tabù.
Bonolis è un talento. Concentra in se stesso quarant'anni di commedia all'Italiana, studi classici e buone letture e una straordinaria capacità di improvvisazione. Tiene in mano qualsiasi situazione, mettendoci la faccia. Tutti i conduttori televisivi vorrebbero un gregario come Antonella Clerici. Giudizio sospeso per Federica Felini e Cristiba Chiabotto. Nel 2004 c'era Paola cortellesi, vabbè. Il tema è delicato, ma ameremmo vedere Bonolis,al di l' delle trattative di questi giorni, in un secondo Festival. Primo estratto sulla ruota di Roma, ieri sera, il 55.
Gigi D'Alessio. La formula delle categorie ha impedito a Gigi D'Alessio di ricevere il premio che avrebbe meritato, probabilmente sarebbe salito sul podio di un Sanremo a girone unico. Non confeziona capolavori ma prodotti ben confezionati, di gusto globale. E' un professionista, offre anche al pubblico delle ragazzine e dei loro dipendenti un fumettone rosa con la Tatangelo e tutti gli Amici. Nell'esibizione finale inciampa, soffre, ma tiene il pezzo senza romper mai. Ha tenuto con grande professionalità il ruolo della lepre, dispiaciuto più che altro per i suoi fan, che scaricavano soldi credendo in lui, quando la gara era tutta da giocare.
La gara. Le circostanze hanno reso confusa la gara col televoto. Che peccato poi, che ci sia questa consegna del silenzio dell'interprete, se no le giurie si sbilanciano. Chi pesta le righe viene ammonito.
Renga, la compagna sul palco, il maestro di canto al pianoforte. Avremmo voluto il maestro Stanley Kubrick, fosse vivo, a dirigere una sua clip, con quel ghigno da shining che ha.
La formula delle categorie protette, dicevamo, penalizza un D'Alessio ma porta alla vittoria Cutugno dopo venticinque anni. Con il contributo dell'impressionante Annalisa Minetti (terza statuetta per lei, come Iva Zanicchi: tra 2000 anni troveranno i dischi del Festival e penseranno che la Minetti sia stata una sorta di Mina).
Peccato, che ormai eliminati dalla gara, non siano tornati a esibirsi gli eliminati.
Povia: altra rivelazione piace a tutta l'Italia. Buono post-buonista, cita Sant'Agostino, tocca il cuore alle mamme, parla di bambini, la sua selezione è una sorta di premio.
Calo di tensione dopo le sedici canzoni in duetto del venerdì sera. Il sabato sera è sembrato come l'ultima tappa del Giro d'Italia. Però non può essere che in giro per la rete e per la radio si sappiano i vincitori prima di sentirlo in TV. Scommettiamo che agli oscar non succede.
I jolly. Eccezionale la serata del venerdì, con le reinterpretazioni. Purtroppo il sistema delle giurie favorisce la metatelevisione, ma ci siamo divertiti. Un'inversione di tendenza. Ne guadagna Antonella Ruggiero, che prende il distacco decisivo su Alexia.
La musica. Le proposte dei big sono state infinitamente coraggiose. Una volta scelti, hanno portato spesso una canzone libera da logiche festivaliere. Nicky Nicolai arriva al Grande Pubblico, la paciosa Antonella Ruggiero ci regala un alto momento di musica con i chitarristi classici. 15 canzoni in finale ci sembrano sempre poche. Il cast è purtroppo una selezione solo parziale della musica leggera Italiana. Può migliorare.
Le compilation. Sanremo 2005 batte SuperSanremo 2005 cinque a zero. Prime tre tracce: Renga, Nicolai e la Ruggiero. Prima giovane nell'ordine del CD: Laura Bono. Ohibò. Ma chissenefrega, va bene così.
Alle giurie demoscopiche viene da sempre fatto assegnare un punteggio dall'uno al dieci ai cantanti, nel e giurie. A Sanremo passano i sei o i sette. Un foglietto, ci vuole. Con poche crocette: chi vuoi eliminare. Voti una volta, e stop. Anche via Internet, perchè no? Le giurie costano, la ipsos pure, gli SMS sono soldi freschi. Un po' di televoto ci toccherà sempre.
Il varietà Vuoi l'astensione benevola della concorrenza che poi dicono rilanci su bonolis, vuoi che è da ottobre che si rulla il tamburo (giustamente), vuoi che lo spettacolo lo merita, è stato un bel festival. E seguitissimo.
I giovani. la gran parte del gattobaudismo residuo nei corridoi del festival si è annidata nelle proposte della categoria giovani. Una spanna sopra tutti i Negramaro. Dovevano vincere d'ufficio. Forse tutto il Festival. Poi li si è relegati dopo mezzanotte, quasi a coprire le pudenda. comunque l'ultima edizione è stata quella del 2003 e non c'è un confronto. Da ripensare, in ispecie i meccanismi di selezione a camera chiusa che lasciano scontenti molti e fanno malignare altri. E' il mondo vero, bellezze, scopriamo l'ovvio.
Degli altri, poco male gli Equ, purtroppo molto meglio in studio che sul palco i Modà. Nella media gli altri, compresa la Laura Bono, ben promozionata, che forse rivedremo. Ma l'animale in me l'aveva Marcella, non la Nannini. L'ombra della fine degli Zurawski nel futuro dei La Differenza, ufficialmente senza smile.
Sui giovani, festival rimandato. I Concido portano una canzone nello stile strofa, ritornello, strofa, ritornello, coro pronto per uno stadio che non c'è e slego alla vasco, ma nessuna eco ha il loro "ci vuole culo". Testimone di un'epoca.
Il tema dell'Immigrazione. Tenco ci si uccise. Enrico Boccadoro viene ignorato, nonostante proponga un potenzialmente popolarissimo mix di Cutugnismo e Degregorismo. Uno stile da guerra fredda. La storia siamo noi. Sole sul tetto dei palazzi in costruzione, ma quanti amori quali amori.
l'Accademia di Sanremo. Seleziona Christian Lo Zito, Giovanna D'Angi e Veronica Ventavoli. Il minorenne scalzo, la simpatica oversize che canta con ottime doti vocali quest'anno in versione figlia degli Osbourne, e la Pausinetta che a 25 anni canta di storie liceali con brano che pure a Hong Kong. L'Accademia dei caratteristi. Sull'Accademia di Sanremo Franco Zanetti, direttore di Rockol.it, sulla sua sua recente sperienza in commissione all'Accademia di Sanremo, ha fatto notare come una commissione a prevalenza di formazione classica che seleziona i partecipanti a un’Accademia di musica leggera appare un po’ un controsenso – come mandare una competentissima giuria di gare di ginnastica artistica a valutare i concorrenti di, che so, una gara di tuffi Leggilo su Rockol.it. I concorrenti erano valutati, scrive Zanetti, anche loro con un meccanismo Accademico per intonazione,timbro e presenza scenica. Lucio Battisti non sarebbe mai passato.
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