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FIUMI DI PAROLE E DI PAROLONI
Sanremo è davvero un presepe: oltre il significato del festival: patrono d'Italia, rito sacrificale o cosmogonia oltre la metafisica?
Perchè Sanremo è "Sanremo"?
Ovvero perchè una manifestazione canora di medio livello, incapace di rappresentare una percentuale rilevante del fatturato delle majors ha assunto un'importanza che trascende il solo dato economico. Sta nell'esegesi di una vecchia sigla del Festival, ormai riconosciuta dai più come la sigla del Festival, e allora che sia quella, che sia il legato perpetuo di Pippo Baudo al festival e non parliamone più. NB. La canzone "Perchè Sanremo è Sanremo" sta in un CD della compilation SUPERSANREMO '95. Si trova saltuariamente in vendita su ebay
Scrivemmo che Se le culture anglosassoni trovano l'alfa e l'omega della condizione umana nell'opera di Shakespeare, se alle superiori ci spiegano che tutti i sensi della vita sono sistemati da qualche parte in Dante, Manzoni o Omero, da qui si dice che anche nel Festival di Sanremo - non prendeteci per pazzi - si manifesta il favoloso teatrino della vita.
Abbiamo scritto spesso che Sanremo è come un presepe dove L'asino è sempre l'asino, il bue è sempre il bue, Gerardina Trovato era Joan Baez, Giorgio Faletti era Bertold Brecht, Morandi non invecchia mai, i non vedenti commuovono le giurie e Toto Cutugno arriva secondo. Può essere rassicurante, ma non è -se non in parte- vero.
E sappiamo da sempre che il Festival di Sanremo annuncia -specie da quando è a fine febbraio inizio marzo- è amche un evento che segna il cambio di stagione. Se poi arriva anche tutto un sapore di canzoni nuove, quello sarà un eccezionale modo di ricordare quell'anno. Diciamo poi che ogni anno il Festival di Sanremo dovrebbe essere una sorta di celebrazione liturgica del meglio che la musica Italiana offra. Manifestazioni come l'MTV Day, il Premio Tenco, il festival della Musica di Recanati, il Meeting delle etichette indipendenti, Arezzo Wave, il Concerto del 1° Maggio a piazza San Giovanni, addirittura gli MTV Music Awards sono molto più rappresentativi, se ne convenga. Da un lato in prospettiva non giova che in famiglia l'unica vera fanatica del Festival sia la nonna. Dall'altro, sa di occasione mancata che, nei giorni in cui tutto il paese guarda un palco e voglia sentire nuove canzoni, queste canzoni gliele provi a dare (non ce ne voglia) Christian Lo Zito.
Comunque, a metterle tutte in fila, le sue edizioni e le sue canzoni, il festival di Sanremo si ritrova testimonianza del paese (o della patria, chiamala come vuoi) che cambia. Così è, almeno, per noi, che anzi ci diamo da fare perchè sopravvivano letture alternative (e si veda il recupero della medievistica festivaliera che stiamo operando sulle pagine di festivaldisanremo.com). Perchè Sanremo sia Sanremo resta un dubbio.
Sembrano pensarci anche Michele Serra su Repubblica e Edoardo Camurri sul Riformista. Il primo, evocando la corrida o, l'incendio del vecchione, suggerisce che sanremo sia un rituale di primavera simile alla festa del fuoco della Persia di Zoroastro, o una Festa di San Firmín mediatica dove alla fine il Festival è altare e vittima del rito.
Edoardo Camurri, invece, ritrova nel Festival addirittura elementi mistici e cabalistici, sistemandoli come una scacchiera sotto le pedine che compongono il festival e reinterpretando Sanremo come fosse una vera rappresentazione sacra.
Dimenticandosi comunque un po' tutti delle magie dell'antica Matuzia, dove vissero Italo Calvino e Alfred Nobel, dove si incontravano i miliardari russi e i neoborghesi di Milano e Torino, e dove l'inverno dura solo due mesi all'anno. E che diventa ogni anno capitale d'Italia per una settimana grazie a un festival di musica leggera di enormi potenzialità ma tutto sommato, negli ultimi anni almeno, di caratura mediocre.
Perchè Sanremo è Sanremo.
Michele Serra
Sanremo festa di primavera
[La Repubblica, 28 febbraio 2005] Tutto questo ci fa capire che Sanremo è un appuntamento ineludibile, a suo modo sacro, neanche inerente la canzone o la televisione, che in fondo sono cose piccole, branche della vita economica, piuttosto inerente il bisogno comunitario di avere qualcosa da sacrificare, ogni anno, tutti insieme, qualcosa da buttare via o uccidere o comunque superare, che chiuda l'inverno e conduca al solstizio, quando ci si illude che tutto possa rinascere. Sanremo è un rogo, una pira, dunque una festa. E l'umiltà con la quale, da più di mezzo secolo, si lascia fare a brani, e addirittura sviscerare dalla ferocia intellettuale, e sputtanare dai critici, e insidiare dall'audience, e compatire dal popolo, e derubare dai ladri, merita la nostra imperitura gratitudine.
leggilo su REPUBBLICA.IT
Edoardo Camurri
Sanremo: la profezia e la patafisica
[Il Riformista, 26 febbraio 2005] Sanremo va seguito con turiboli e candele accese e, essendo sacro, guai a criticarlo. Non si può avere un’opinione su Sanremo perché Sanremo non si pensa ma è Sanremo a pensarti. Fateci caso, nei giorni del Festival,anche a voler fare altro, si fa solo quello:si è parlati da Sanremo. Dinanzi a Sanremo l’unico atteggiamento possibile è quello taoista: ci si abbandona al suo flusso continuo. Si può tentare con lo stoicismo,ma a spazi ristrettissimi. Ciò che non dipende da Sanremo, durante Sanremo, è pochissimo. Dio assomiglia a Sanremo.
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SABATO 5 MARZO
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Masai! Là fuori ci sono i Masai incazzati e qui dentro tutti urlano.
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