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Giovedì 19 febbraio 2009
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Sanremo in Tempo Reale
Ore 01.20. Il televoto premia il popolare Al Bano e ripesca l'alfiere della Napoletanità Sal Da Vinci. Come volevasi dimostrare, l'amaro commento della sala stampa dell'Ariston.
Ore 1.20. Se Sal Da Vinci passa il turno l'indotto degli organizzatori di matrimoni delle province di Napoli e Caserta riceverà una fattiva risposta alla crisi che attanaglia il settore.
Ore 01.17. Tricarico e il suo cane canissimo non sono i favoriti dei bookmaker, ma si prenderanno la rivincita nella nostra memoria in ogni caso.
Ore 0.41. Mario Zannini Quirini ha scritto la partitura di Ti voglio senza amore pensando a Eric Clapton, brisa a Iva Zanicchi. Sono una nonna, non sono una santa, hanno titolato questa mattina.
Ore 0.36. La Nicchia Nicolai si sta facendo una serie di autoreti come l'omonimo Comunardo. Niccolai ha giocato un'ora, cantava il Fausto Cigliano in Ossessione 70. Ciao alla famiglia Di Battista, non vedo come abbiano speranze.
Ore 0.25. "Posso fare ancora una cosa, volendo" chiede Gino Paoli. "Due trofie al pesto" sarebbe la risposta giusta. E invece entra Malika Ayane, e ci informa che "Questa stranza non ha più pareti" e "Appandonati come noi che restiamo qui". Il nome di Malika Ayane è da urlare quando ci si fa male. A Ferrara lo fanno già , per non dir di peggio.
Ore 0.20. Ma una che si chiama Malika, quando stava alle medie, come la deridevano? Risposta: non la deridevano, perchè stava a Milano. A Milano l'avrebbero derisa se si fosse chiamata Maliga, non Malika.
Ore 0.15. Ci si pone l'interrogativo se dire "Pulcinella con la sottana" è come dire Caspita, Cribbio, la Madosca, Perdindirindina, Zio Canta e li Mortanguerieri?
Ore 0.10. Beh, Perdere l'amore non è che fosse in bianco e nero, era il 1988. E Bonolis non è che stesse nascendo, aveva i suoi ventisette ed era ancora a Bim Bum Bam con il tuo amico Uan.
Ore 0.05. C'è Barbara Gilbo: il suo slogan è "Il rock ha messo le manette". Ha una bambina di nome Adelaide avuta a 15 anni. L'effetto è quello di Tiziano Ferro che canta con Loredana Bertè. Solo a Napoli, ragazze del genere le chiamano ancora Barbara.
Ore 0.00. Cosa è successo mentre non eravamo collegati? Ah si, i nove concorrenti finalisti del Sanremofestival.59 sono saliti sul palco dell'Ariston come promesso. Ma a fare il pubblico plaudente. Domani ci sale anche la donna delle pulizie, se è per questo.
Ore 23.56. Cosa è sucesso nel frattempo, mentre Lelio Luttazzi, monumentale, suona Vecchia America? Una dentona di nome Ania ha offerto di più al televoto e ha vinto il concorso sanremofestival.59 fingendo commozione.
Ore 23.53. Purtroppo jazzare Sincerità finisce per appesantirla, nonostante la grandezza del maestro Luttazzi. Ma la stampa applaude. Sarà testa a testa con Karima, almeno per il nostro premio.
Ore 23.49. Ci scusiamo per il protrarsi dell'attesa, ci siamo disconnessi per causa di forza maggiore. Chiediamo venia. Proprio adesso che c'è Arisa, con Lelio Luttazzi, chapeau.
Ore 22.53. La canzone dell'Iskra Menarini seguita da un Dalla d'epoca dimostra come l'estro compositivo del genietto di Piazza Cavour, a Bologna si sia smarrito negli anni, senz'alcun dubbio. Si sente cantare, in sala stampa: "E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino/finalmente me sಠcomprato er parucchino"
Ore 22.37. Irene Fornaciari si è gettata in pista con l'orchestra spettacolo. Il putto di Verona non poteva certo ballare e cantare Quando finisce un amore, nè Chiara Canzian puಠmettersi a ballare Sogna, ragazzo, sogna. Ma io, al posto del Vecchioni, avrei fatto ballare la platea con il Cavallo, oh, oh, altrochè.
Ore 22.34. Ci arriva un altro link per vedere Sanremo da fuori: Alternativa per vedere RaiUno all'estero.
Ore 22.22. Con l'esibizione del supergruppo Sorapis di Fornaciari, Battaglia, Vandelli e Fio il Festival di Bonolis straccia senza ritegno le serate degli ospiti in play-back offerte dall'ultimo biennio baudiano.
Ore 22.17. L'ala rock della sala stampa applaude, ma all'esibizione dei Sorapis si raggiunge l'apice della serata con il momento balera.
Ore 22.11. Fornaciari, Vandelli, Battaglia e Fio sono altrimenti noti come Adelmo e i suoi Sorapis. Babbo Adelmo all'età della fanciulla cantava Una notte che vola via. La pulzella è in down. Beh, con un padre così.
Ore 22.09. Chi volesse provare a vedere il festival da una zona dove il segnale online della RAI non si riceve è invitato a collegarsi con questo sito: Coolstreaming
Ore 22.02. Karima ha proprio calato il carico da 11 e forse ha fatto scopa.
Ore 21.53. Karima e la sorpresa Mario Biondi trasudano fisicità sfondamaterassi, con adeguato rispetto. Burt Bacharach al piano giustifica la parola Drink utilizzata nei versi. Potrebbe cantare l'elenco del telefono, lo farebbe con lo stesso pathos di una Jenny B. qualsiasi. Ma Biondi e Bacharach provengono da un altro pianeta. La sala stampa applaude a scena aperta, va detto per onor di cronaca.
Ore 21.45. Napoletani, non abbassate la guardia e continuate con la raccolta differenziata. Riciclate Sal Da Vinci, questo il messaggio subliminale.
Ore 21.43. La canzone che sta cantando Pino Daniele è la colonna sonora del film Pensavo fosse amore invece era un calesse, diretto e interpretato da Massimo Troisi diciotto anni fa e diventato un imperituro modo di dire.
Ore 21.38. Pino Daniele incolore: ha provato a scrivere la sua personale versione di Quello che le donne non dicono, e le note del suo ufficio stampa descrivono quello di Silvia Aprile come un "motivo rock di ispirazione arabeggiante".
Ore 21.35. Silvia Aprile canta: Noi che cerchiamo la coerenza ad occhi chiusi in una stanza con la certezza che ci passa, vedrai domani passerà. Tra tre minuti passa, non temete.
Ore 21.28. Riccardo Cocciante quando canta è triste davvero. Dopo ogni concerto, c'è lo psicologo che lo aspetta.
Ore 21.20. Il putto veronese guarda Riccardo Cocciante con sguardo ammirato. Lo adora tanto che va anche dallo stesso parrucchiere. Se vincerà si farà segare le tibie per assomigliare al suo idolo.
Ore 21.15. 16477 al telefono fisso, 48444 con il cellulare. Mandate un messaggio con scritto 05: Salviamo gli Afterhours.
Ore 20.44. L'Osservatore Romano e il Festival di Sanremo Il quotidiano della Santa Sede L'Osservatore Romano di sabato 28 gennaio 1961 ha parole critiche verso il fenomeno Sanremo. Senza mezzi termini, il Festival è definito un linguaggio stucchevolissimo e frivolissimo, accompagnato nel peggiore dei casi da un pizzico di volgarità e di ineguagliabile cafonismo, di una prorompente ondata di stupidaggine e di cretinismo insensato: "un Festival che vorremmo dimenticare al più presto. Una competizione canora ma non certo poetica, a giudicare dai titoli e dalle parole delle canzoni che, per un verso e per l'altro, ribadiscono la povertà di ispirazione e la tradizionale sciatteria della canzone italiana sempre più malridotta e decaduta alla luce delle ultime e poco felici esperienze. La televisione ha cercato di contenere entro più ragionevoli proporzioni la durata delle trasmissioni, e questo anche se non può essere considerato uin merito in senso assoluto rappresenta un piccolo atto di coraggio che non dovrebbe restare isolato".
Ore 15.03. Per votare con il televoto i codici verranno comunicati stasera.
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«Se Sanremo non ci sarebbe, lo rimpiangereste»
(Fabrizio Del Noce, direttore di Rai Uno)