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Sanremo 2002: restaurazione compiuta
Il Festival delle banane.

Roba da Costa Rica, da sigle di telenovela: Musicalmente siamo fermi al 1978. In fuga i Matia Bazar (non scherziamo...), poi le sorprese (ma era il minimo, vista la concorrenza) Alexia e Ruggeri. Non si salva nessuno, tranne i Gazosa (non ne hanno colpa) e appunto Ruggeri (ma se l'avessero fatta i Modena City Ramblers grideremmo al successo). Nino d'Angelo khaled-eggia e pure strappa il sei. Ci piacerà anche Silvestri, tra qualche giorno. Il resto è notte fonda. Ma una vittoria degli Addams aiuterebbe la discografia in crisi?
Per carità bravissimi. Un esercito di seri professionisti chiamati a San Remo, nel 2002, a riprodurre con grande serietà e capacità canzoni povere, inesistenti, in una parola insulse.

Per il resto, sembra di vedere l'Espresso o Panorama sui banchi delle edicole: c'è poco, oltre alle tette in copertina. Tette di Manuela Arcuri, tette di Luisa Corna. Una parola per Kylie Minogue (donna nana...). Ci sono venti big, e la prima serata dura un'ora in più del solito. Ma anche le più rosee aspettative, le pù ottimistiche, quelle che in fondo Sanremo è Sanremo, affogano nella delusione di esibizioni giapponesi, ovvero eseguite con perfezione ma prive di genio e di inventiva.

A metà della serata ci prende un momento di sconforto. Non una canzone, non una, possiede un timbro di novità, un segno dei tempi. Potremmo essere indifferentemente nel 1990 o nel 1994, se non fosse per l'acconciatura post punk di Ruggeri o per gli evidenti interventi di restauro operati su Patty Pravo, Loredana Bertè, e Fiordaliso, che si è fatta consigliare il gommista da Ivana Spagna e sembra uscito da un film di Terry Gilliam.

Di originale c'è poco, pochissimo, diciamo per approssimazione che non c'è nulla. Gino Paoli che fa Gino Paoli, Grignani che fa Vasco Rossi, Leali e la Corna che fanno Leali e la Oxa, Patty Pravo che si fa di tutto, i Timoria che fanno i Dik Dik, o i Collage che si sono trinciati a forza di spinelli, Grignani che fa Vasco Rossi, Alexia che fa Aretha Franklin, Ruggeri che fa Bregovic, Nino D'Angelo che fa Khaled, Mino Reitano che fa schifo.

Il resto è televisione, che deborda, che si promuove, con la Belvedere poliziotta e l'Arcuri carabiniera (bei tempi, quando in divisa c'era l'Edwige...), con Fiorello che tocca Pippo Baudo, con il direttore di RAIUNO e direttore generale della RAI in pectore Agostino Saccà che in platea se la gode e ride come un pazzo, strainquadrato da una regia ruffiana, viva viva il signor direttore.

Alla fine, la classifica provvisoria del festival che dovrebbe rilanciare la vendita di dischi in Italia: e come volevasi dimostrare, i Matia Bazar sono addirittura al primo posto.




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