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Regolamento, tutto sbagliato. Non è una novità
2001: Gino Paoli aveva detto...

Gino Paoli oggi è in gara ma l'anno scorso presiedeva la giuria di qualità. Cosa si diceva un anno e qualche giorno fa…
E ora, aboliamo del tutto le giurie demoscopiche!!

Il premio di Sanremo dovrebbe essere deciso solo dalla Giuria, e il pubblico premierebbe comunque la canzone preferita. Si ricordi come negli anni in cui il Festival era deciso tramite le schedine del Totip, mai la canzone arrivata prima fu quella che vendette di più. I film di Vanzina sono visti da migliaia di persone, come le commedie romantiche assai gradevoli con Meg Ryan. Ma non prendono il premio Oscar, nè sono in gara al Festival di Cannes. Ma ripercorriamo la polemica.

[Da Kataweb] A un Festival già abbastanza malandato e in crisi, si aggiunge ora anche la rivolta della Giuria di qualità. Ci pensa il suo Presidente, Gino Paoli, a lanciare il sasso: “La Giuria di qualità" dice, aprendo l’incontro con la stampa – intanto non è una giuria. Per quel che ne so io, una giuria decide insieme, si confronta ed elabora insieme il giudizio finale. Qui siamo dieci persone che votano ciascuna per contro proprio, alla fine di ogni canzone, e il voto che esprime è segreto. Io in quanto presidente, raccolgo i voti, li metto in una busta e li consegno ai responsabili. Un lavoro che tutto sommato ciascuno di noi poteva fare anche restandosene a casa sua. Insomma, è la definizione Giuria di qualità che non è esatta. Noi opereremo come giuria solo quando ci riuniremo per decidere i premi al miglior testo, migliore musica e miglior arrangiamento. Punto”.

Immaginiamoci un festival vero, un festival del cinema, con tanto di giuria capitanata da regista famoso, esperti del settore, addetti ai lavori, addirittura critici letterari. Chiudiamoli in una stanza, lasciamoli discutere, facciamogli emettere un verdetto. Bene, avremo un verdetto di qualità. Si saranno riuniti, avranno litigato, votato, stilato una motivazione.

Immaginate invece lo stesso festival del Cinema con i dieci giurati con un telecomando in mano, e alla fine della canzone una manciata di secondi per assegnare un punteggio dallo zero al dieci.

[Ancora da Kataweb] “Da che mondo è mondo" aggiunge Vivarelli "sfido a trovare un esempio di giurie in festival italiani o internazionali dove si voti pezzo per pezzo senza possibilità di rimettere mano al proprio giudizio. Qui c’è stata la precisa la volontà di mettere il voto della Giuria di qualità sullo stesso piano di quello delle giurie popolari, ma questo non ha senso: se gli esperti non possono far pesare il loro voto, a cosa serve avere una Giuria di qualità?”.

Si difende l'autrice Sandra Bemporad: “Dobbiamo far votare tutti a fine canzone altrimenti non ci sarebbe il tempo di raccogliere ed elaborare tutti i voti entro fine serata”. Qualcuno le ha spiegato che un qualsiasi foglio Excel in un qualsiasi computer portatile svolge eccellentemente lo stesso lavoro in una manciata di millisecondi?

Non si capisce perchè le case discografiche e la RAI si impuntino tanto sul volere determinare il vincitore del festival con i sondaggi. Per fortuna le case cinematografiche sono più intelligenti, ve l'immaginate il festival del cinema assegnato da una giuria demoscopica tra chi è stato al cinema almeno tre volte in un anno, magari a vedere i film di Neri Parenti? Già l'anno scorso le giurie di qualità erano state attaccate per avere voluto dare voti "pesanti". Ma se non avesse potuto ribaltare il verdetto popolare, che razza di giuria sarebbe stata? Il direttore di RAI UNO dell'epoca Agostino Saccà aveva promesso restaurazioni, puntualmente arrivate.

Maffucci. il Richelieu del Festival dai tempi di Baudo, difende orgogliosamente la sua scelta: “Ci è sembrato che il meccanismo dell’anno scorso andasse a minare la natura popolare di questo evento. Ma non è esatto dire che la Giuria di qualità non ha più potere, semplicemente il suo voto non vale più il 50 per cento del totale, ma un terzo”.

Ma le giurie popolari non avavano fatto vincere Annalisa Minetti, la creatura di Maffucci, e i Jalisse, le creature della compagna dell'autore Sergio Bardotti?

La strada quest'anno c'era, bastava che i giurati di qualità si fossero trovati prima e si fossero messi d'accordo su UNA canzone litigando, insultandosi, mandandosi a quel paese, e poi votando e accettando la decisione di chi vince. Una sola. Dando dieci punti, tutti, a quella, e un punto, il minimo, a tutte le altre, in una prova di centralismo democratico stile 2000.

Se avessero letto Festivaldisanremo.com di lunedì...

Lo continuiamo dire all'inverosimile: le giurie demoscopiche vanno abolite. Punto e basta. Tanto il festival lo si vince nei negozi, e questo lo sanno benissimo tutti, la Minetti e i Jalisse come la Piccola Orchestra Avion Travel. Che almeno lasciò una bella canzone nell'albo d'oro del festival. E fa la differenza.





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