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Scontro Generazionale

C'č una generazione, quella del boom demografico, i nati dal '65 al '75, che a Sanremo dovrebbe essere presente in massa, e invece č ancora seduta a bordo tavola, fatta accomodare sullo strapuntino. Sulla scena, ancora la generazione dei loro genitori

Edizione 2003, undicesima di Pippo Baudo, che eguaglia Mike Bongiorno in quanto a festival presentati. E in solo 2 anni di governo pippista Sanremo si ritrova ad avere dimenticato le timide aperture alla realtà che si erano registrate a cavallo dei millenni. Appena lasciato solo, il festival di Sanremo partorì i Jalisse e Annalisa Minetti, poi, piano piano, sembrava ce la potesse fare da solo. Nel 2000 ci parve addirittura che la vittoria degli Avion Travel mandasse in pensione decenni di Totip e ci restituisse un Festival al passo con i tempi, dove a "cantare" erano i Subsonica e nei giovani c'erano file di proposte valide e coraggiose. L'anno dopo vinse Elisa con "Luce". Poi, il ritorno di Pippo, i Matia Bazar, i reginetti della dance convertiti all'italiano.

Quest'anno Baudo conferma e spinge all'estremo la formula del manuale Cencelli generazionale. Su 20 partecipanti infatti abbiamo 4 sessantenni (Zanicchi, Bobby Solo, Little Tony, Fausto Leali), 3 cinquantenni (Ruggiero, Giuni Russo, Amedeo Minghi), 6 quarantenni (Barbarossa, De Andrè, Cammariere, Oxa, D'Angelo, Ruggeri), 5 trentenni (Alexia, Britti, I Negrita, gli Eiffel 65, Federico Stragà ), tre venticinquenni reduci (Syria, Silvia Salemi, Lisa), una minorenne (Anna Tatangelo). Il più giovane big in gara di sesso maschile è Maurizio Lobina, degli Eiffel 65. A ottobre compie trent'anni, non è mica un ragazzino.

Nel mondo parallelo di Pippo Baudo, i giovani sono quegli ultracorpi che abbiamo modo di ammirare nelle pubblicità della Ferrero. Nel mondo reale, nei licei, nelle università, nei posti di lavoro non esistono.Un po'di caso umano con l'albanese Elsa Lila (la Celine Dion dei Balcani, per le parole dell'ex presidente Berisha), due vere reduci da Bravo Bravissimo (Alina, è nata durante i mondiali del '90, e Verdiana, classe 1986, che la gara con i trapezisti cinesi e i giocolieri bulgari l'hanno fatta veramente, mica come i Gazosa e la Tatangelo), una schiera di bravi cantanti che fanno massacranti gavette da anni cantando canzoni altrui con la base midi nei bar all'aperto. Una serie di giovani finti, inesistenti in quanto a curriculum, selezionati in una spudorata imitazione di "Operazione Trionfo" che ha come al solito premiato le grandi ugole e lasciato a casa le due cosine due degne di nota, dei fenomeni nell'interpretazione ma privi di quel guizzo di fantasia che farebbe la differenza. Maniera, accademia, repertorio. Un famoso siciliano della letteratura, il principe Salina del Gattopardo, aveva suggerito che occorreva "cambiare tutto, affinchè nulla cambi". Pippo Baudo, meno sofisticato, va oltre: risparmia la fatica e lascia direttamente tutto così, subisce qualche diktat dalle case per cui i cantanti hanno sessant'anni ma la giuria ne avrà al massimo 40, e poi 50 per la serata finale, è costretto a togliere l'eliminazione dalla gara dei giovani, ma per il resto, il Sanremo di Baudo, incluso il M° Pippo Caruso al pianoforte, è come le feste di Natale: nessuno chiede al presepe di modernizzarsi o a Santa Claus di aggiornare il costume. E poi rivedi quei parenti che solo a Natale.

Ancora una volta però Sanremo è più forte dei suoi autori, e senza ancora avere sentito le canzoni ci spinge a riflessioni pesanti. C'è una generazione, quella del boom demografico, i nati dal '65 al '75, che a Sanremo dovrebbe essere presente in massa, e invece è ancora seduta a bordo tavola, fatta accomodare sullo strapuntino. Sulla scena, ancora la generazione dei loro genitori. Emblematico, in un paese dove si vive in famiglia fino a oltre i trent'anni (perchè spesso non si può fare altrimenti), e nelle file per i posti che contano, dall'impiego pubblico alla politica, all'accesso alla casa alla voglia di sicurezze, la generazione dei trentenni si trova ancora agli ultimi posti. Dove si considera un giovanissimo interprete Francesco Renga (detto da Baudo al festival 2002: Renga ha 35 anni e 13 anni di carriera alle spalle, nde ). Ci viene in mente il principe Carlo, destinato al trono da quando era un ragazzo, e invecchiato da principe. Non regnerà a lungo, nel caso: una nuova generazione prenderà il suo posto senza avere atteso così tanto.

Va dato merito a Baudo di avere decodificato e formalizzato, negli anni 90 del XX secolo, la liturgia Sanremese nelle fore in cui è giunta fino a noi. Dettagli, come "la mora e la bionda", il "dopofestival", il "tabellone". Quest'anno Baudo finge di celebrare il suo passo d'addio, e si inventa i 10 minuti di esibizione per artista. Oltre alla canzone in gara, avanzano sei minuti in cui Anna Oxa potrà parlarci del suo "cambiamento", in cui Gianni Fiorellino farà la foca al pianoforte, in cui minorenni strapperanno applausi con gorgheggi e jam session con Claudia Gerini e Serena Autieri, il tutto officiato dal Pippo Baudo così rassicurante per l'Italia Strapaesana per cui Cristiano de Andrè e Luca Barbarossa sono "giovani" (e entrambi hanno l'età di Beppe Bergomi), in cui Alex Britti è "giovanissimo" (E infatti va per i trentacinque), per cui quello della Zanicchi, anni 62, è un "grande ritorno".

Il gioco di Baudo è semplice semplice: dato il pubblico del festival, la cui età si innalza edizione dopo edizione anche perchè di fronte a tale festival i giovani lasciano sintonizzato su MTV e poi escono, si fa in modo che ogni artista sia apprezzato da una fettina. Se tutti dicono "Le canzoni fanno tutte schifo tranne una" e quell'una da salvare è sempre diversa, Baudo ha vinto. Il Festival di Sanremo, dopo i Jalisse, la Minetti, gli ultimi Matia Bazar, ne riceverà un'altra mazzata pesantissima.

Riguardo la gara, che dire: la finale è l'otto marzo quindi già vediamo Pippo che si sgola con tre donne sul podio per la festa delle donne. Diciamo Oxa-Ruggiero che sono come la Juve e fanno notizia se perdono, Britti perchè comunque il suo Sanremo l'ha già vinto, e il tormentone del 2003 sarà il suo 7000 caffè, la Zanicchi e la Tatangelo perchè noblesse oblige, Alexia, o chiunque sia colei che si fa chiamare Alexia quest'anno, perchè per le canzoni inutili interpretate con maestria covereccia non c'è limite, e poi piace tanto al direttore della RAI Agostino Saccà. Premio della Critica a Cristiano de Andrè, e tutti a casa. Buon Festival.

Sanremo 68 - il salvaschermo

Martedģ 4 Marzo 2003
• Scontro generazionale
• La I serata in tempo reale
• A cinismo si culmina - di Mister Bitter

Mercoledì 5 Marzo 2003
• Alexia e Alex in fuga
• La II serata in tempo reale

Giovedì 6 Marzo 2003
• Bentornati nel XXI secolo
• La III serata in tempo reale

Venerdiì 7 Marzo 2003
• Fate piangere la bambina!

Sabato 8 Marzo 2003 • Dolcenera e i giovani d'oggi
• Alexia, vittoria canonica


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