Quando aveva diciott'anni, Michele Zarrillo suonava nel Rovescio della Medaglia. Era un chitarrista di rock progressivo. Così esordiscono le cronache ufficiali della sua biografia.
Nel 1981 arriva in finale in uno dei più bei Festival della storia di Sanremo con Su quel pianeta libero. I suoi coautori, Cassella e Savio, in quello stesso Sanremo hanno in gara Loretta Goggi con Maledetta primavera, e il Pianeta libero da smog e da paure di Michele Zarrillo, quel mondo così piccolo che c'entra solo un fiore vagamente ispirato al Piccolo Principe di Saint-Exupery esce ben presto dai telescopi del successo.
Un anno dopo, Michele Zarrillo è ancora a Sanremo, con la permanente tipica dei Calciatori di quegli anni (si vedano le acconciature della Francia quarta classificata ai Mondiali sulle figurine). La canzone è volutamente inquietante, si chiama Una rosa Blu, e celebra un tatuaggio di una ragazza snob e bionda con un filo di follia. In un momento in cui i tatuaggi sono appannaggio di carcerati e marinai, un testo inavvertitamente ambiguo (...una cosa rara sono io stasera che la chiedo a te (...) ti legherei...). Eliminato in prima serata, viene ripescato in seguito al compromesso Villa-Ravera (Claudio Villa, pure eliminato si accorse che il festival era truccato e, per non "uccidere" il festival, concordò di ammettere alla finale uno degli eliminati estratto a sorte. L'urna favorì Una rosa blu, che però non accettò il ripescaggio in segno -si dice- di sottomissione alle regole).
Dopo cinque anni, Zarrillo viene indennizzato vincendo tra le nuove proposte. L'anno dopo è tra i Big, resta sempre un onesto cesellatore della melodia, ma non diventa il nuovo Ramazzotti nè il nuovo Morandi.
La svolta nel 1992, quando, in collaborazione con Antonello Venditti che così firma l'unico suo contributo alle canzoni di Sanremo, presenta Strade di Roma. Oggi a sentire che una canzone scritta da Venditti ha titolo Strade di Roma viene in mente Corrado Guzzanti che canta la toponomastica all'Ottavo nano. Non è un capolavoro (chissà...con chi dividerai la mela e con chi scioglierai la vela) ma basta per fare parlare di un artista ritrovato. In realtà a rinnovarsi è solo il suo look. Baratta la permanente con gli occhialini di Al Bano. Proposito lodevole, ma anzichè un coatto di 23 anni sembrerà un coatto di 35.
Tornerà a Sanremo altre due volte, inaugurando uno stile epigono del Venditti, non ne bastasse uno, fatto di canzoni melodiche, ben orchestrate ma soprattutto tristi. Celebri le sue gioviali liriche del 1998, in cui un elefante si innamora di una farfalla. Sembra la trama un episodio di South Park, solo che al posto della farfalla c'era la maialina di Cartman.
Nell'estate del 1998 si toglie l'ultimo sfizio, presentando al Festivalbar Una rosa blu,e si guadagna provvisoriamente addirittura la vetta dell'Hit parade. Anche perchè, dalle professoresse delle medie alle commesse dei negozi del centro, dagli architetti ai web designer, i tatuaggi ormai ce li hanno tutti.